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AutoDelta
: un mito nel mito !!!!!!!
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Logo
originale dell' Autodelta negli Anni d'oro dellle GTA |
La
mitica GTA Junior |
IL
MARCHIO AUTODELTA è DI PROPRIETA' DELL' ALFA ROMEO. E' QUI PRESENTE
SOLO A SCOPO ILLUSTRATIVO..E SENZA TRARNE ALCUN FINE DI LUCRO.
Nella
storia dell' automobilismo esistono dei nomi e delle sigle talmente conosciute
e apprezzate in tutto il mondo.E' il caso dell' Autodelta
, società legata indissolubilmente al nome del geniale ingegnere
toscano Carlo Chiti , che dal 1963 al 1984 ha contribuito ad affermare
l' immagine sportiva e vincente dell' Alfa Romeo.Tutto inizia nel 1963
quando C.C. fonda a Udine l' Autodelta società che elabora vetture
sportive.
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Alfa
GT Junior 1975 |
Il
reparto dell' Autodelta in piena attività : GTa al controllo |
Cliente
principale è Alfa Romeo che prevede la costruzione di cento TZ.L'
anno successivo l' Autodelta si sposta a Settimo Milanese per le richieste
di Alfa Roemo che aumentano sempre più.Nel 1966 l' Autodelta viene
acquistata dall' Alfa Romeo per soddisfare la pressante clientela che
chiede vetture preparate per le corse.Chiti progetta e realizza venti
motori in venti anni, dimostrando dinamismo e professioanlità difficilmente
superabili.Le attività sono Campionato Mondiale Marche, Challenge
Europeo e F1, ed è in qusta fucina di sportività che nascono
le GTA vetture fortemnte competitive che si affermano sui circuiti di
tutto il mondo e rafforzano il mito Alfa Romeo.

Vista di Giulia GTA nel 1968

Alfetta
TURBODELTA : definita così perchè montava un propulsore
realizzato dall' Autodelta
L'
Auto delta è famosa anche per le 33 inizialmente con motore a 8
cilindri di 2 litri, poi 3.Da qusta nascerà la 33 campione del
mondo 1972, successo ripetuto nel 1975 e nel 1977. Nel 1979 debutta a
Zolder una monoposto interamente Alfa Romeo.

L'
avventura in F1 dura fino al 1983 quando la gestione Alfa viene affidata
all' EuroRacing, scuderia proveniente dalla F3 e vincitrice di tre titoli
con motore Alfa.Nel 1984 Chiti lascia l' Autodelta. Nel 1985 voene stipulato
un accordo con la Benetton. Nel 1986 l' Audelta diventa ALFA CORSE
mitico nome drivante dai successi sportivi degli anno trenta.Nel 1987
l' Alfa monta il motore alle monoposto Liger. Qunado viene abbandonata
la F1 l' Alfa Corse si dedica al campionato Superturismo imponendo la
sua supremazia con le GLORIOSE 75 pilotate da Nannini,Francia,
Barilla e Lafitte.

Oggi
nel 2003 l' AUTODELTA è rinata ed è attualmente la Squadra
Corse dell' Alfa Romeo che gareggia nell' ETCC con risultati sino ad oggi
sempre positivi a dimostrazione che anche se cambiano i tempi non cambia
lo scenario : l' Alfa era e continua ad essere Campione sulle piste !!!!!!!!!!!
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Alfa
156 GTA che ha gareggiato e vinto l' ETCC 2003 |
Logo
Attuale dell' Autodelta nel Campionato ETCC |

Alfa 156 GTA - pilotata da Augusto Farfus - WTCC 2004

GIULIETTA
TURBO-DELTA 1977
Montava
il 2.0 4 cilindri di 2 litri 170 cv con turbocompressore dell' ALFA
AVIO appositamente modificato. la spinta in accellerazione è
impressionante e si arriva subito ai 206 km/h . All' interno il
bellissimo volante in pelle nera con al centro lo stemma dell' Autodelta.
E' stata costruita in 361 esemplari |
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ALFETTA
GTV 2.0 TURBODELTA GRUPPO 4
L'Autodelta
aveva grandi progetti per l'Alfetta GTV: nel 1978 avrebbe corso
la versione Gruppo 2, ma l’anno successivo avrebbe debuttato
la versione sovralimentata, un’idea rivoluzionaria per quei
tempi. Il manager Autodelta, l’ingegner Chiti, voleva svilupparla
sfruttando le esperienze fatte nel mondiale Sport-Prototipi ’77
con la 33 SC Turbo. L’Alfetta GTV Gruppo 2 vinse con Pregliasco
il titolo Turismo Gruppo 2 nel campionato italiano 1978, sconfiggendo
le Opel, allora considerate imbattibili.Nel 1979 ci fu il debutto
dell'Alfetta GTV sovralimentata, la Turbodelta, che nel frattempo
era stata lanciata sul mercato in versione stradale. L’esordio
avrebbe dovuto esserci nell’autunno dello stesso anno al
Giro d'Italia, dove Pregliasco avrebbe dovuto fare coppia con
Niki Lauda, all’epoca pilota della Brabham-Alfa di F.1.
Sarebbe stato un esordio sensazionale ma la vettura non era ancora
pronta e corse la solita Gruppo 2 ma senza Lauda.Il poco tempo
rimasto a disposizione prima dell’inizio della stagione
rallistica 1980, fu impiegato per continuare il lavoro di sviluppo
affidato ai collaudatori Autodelta Teodoro Zeccoli e Giorgio Francia,
affiancati dal pilota ufficiale Mauro Pregliasco.Il debutto avvenne
a inizio febbraio, in Spagna, al Rally della Costa Brava. La Turbodelta
con i suoi 280 CV e 1050 kg di peso, in complesso non era male
ma l’affidabilità lasciava a desiderare: lo scambiatore
di calore, infatti, non funzionava a dovere. La potenza a inizio
gara c'era poi calava a causa delle elevate temperature di esercizio
del motore. Questo era il guaio principale che affliggeva la Turbodelta,
una vettura che aveva subito messo in mostra un potenziale elevato.

n
Spagna, infatti, Pregliasco concluse terzo, mentre l’altro
pilota ufficiale Alfa, Maurizio Verini, fu bloccato da un’avaria
alla valvola wastegate. Al debutto, la Turbodelta era già
vicinissima a vetture vincenti come Fiat 131 Abarth, Lancia Stratos
e Porsche 911. Ciò era dovuto anche all’ottima distribuzione
dei pesi, garantita dal motore anteriore e dal cambio posizionato
posteriormente, che forniva alla Turbodelta un comportamento molto
equilibrato.Nonostante le prestazioni, la Turbodelta presentò
subito altri problemi. Ciò che rendeva poco affidabile
questa Alfa da rally era anche l’impianto di alimentazione:
il turbo, infatti, non era abbinato all’iniezione bensì
ai carburatori che lavoravano in pressione. Quindi i raccordi
in gomma telata (allora non esistevano quelli per l’alta
pressione) non garantivano sempre una perfetta tenuta e spesso
c'era benzina che trafilava.Anche il turbo diede dei problemi:
dopo aver provato a lungo un prototipo della Spica, l’Autodelta
scelse il KKK. Aveva un notevole ritardo di risposta, il famigerato
"turbo-lag". I cavalli arrivavano intorno ai 4000 giri
ma il turbo non andava mai in pressione. Così, al via delle
prove speciali, il pilota era costretto a mettere la prima tenendo
la frizione in presa e contemporaneamente doveva tenere ferma
la macchina col freno. In questo modo la pressione di sovralimentazione
saliva.In curva, invece, si frenava con il piede sinistro e con
il destro si accelerava per non fare calare i giri della turbina
e non perdere così potenza.A metà stagione la Turbodelta
fu aggiornata nella meccanica. Fu installato uno spettacolare
cofano motore tutto pieno di gobbe e feritoie: il rigonfiamento
principale serviva ad ospitare la presa d'aria per lo scambiatore
di calore. Le prese e le feritoie a far entrare aria fresca e
a far uscire quella calda. Al Rally Targa Florio l’Alfa
sfiorò la vittoria: Pregliasco, in lotta serratissima con
il leader della gara, Vudafieri su 131 Abarth, uscì di
strada proprio a causa della precedente uscita del suo avversario
la cui 131 ostruiva il passaggio. Verini fu terzo.A questo punto
la Turbodelta poteva dirsi competitiva. In Sardegna il motore
della vettura di Pregliasco ammutolì per problemi alla
centralina mentre per quella di Verini emersero ancora problemi
di raffreddamento che non gli impedirono comunque di classificarsi
al quarto posto e di passare in testa al campionato italiano.All'Elba
di nuovo altri problemi all’impianto di aspirazione. Poi
grande rimonta di Pregliasco fino in terza posizione. Ma durante
una prova speciale la sua macchina prese fuoco. Verini avrebbe
potuto concludere secondo, e sarebbe rimasto in testa all'italiano,
se non si fosse rotto un semiasse.A quel punto della stagione,
la Turbodelta continuava ad avere problemi di ogni genere. Si
rompeva di tutto: la vettura non era curata come lo era stata
l’Alfetta GTV Gruppo 2. Tuttavia, un po' per il suo aspetto,
un po' per il turbo, era diventata la beniamina del pubblico.
Il suo arrivo in prova speciale era preceduto da un fischio che
si manifestava in rilascio ed era diventato la caratteristica
saliente della Turbodelta. Il Rally "Quattro Regioni"
fu un calvario per la vettura che concluse in settima posizione
senza essere mai essere stata competitiva.AI Sabbie d'Oro, in
Bulgaria, stessa sorte, con la Turbodelta di Pregliasco fermo
per un sassolino entrato nella turbina e quella di Verini bloccata
per la rottura di un condotto della benzina. Al team Alfa sembrava
di aver toccato il fondo e invece la Turbodelta era pronta per
la prima e purtroppo unica grande vittoria.Al Rally del Danubio,
in Romania, il successo arrivò quasi per sbaglio: il motore
della vettura di Pregliasco non andava per problemi di elettronica
e il ritiro era ormai vicino.

Ma
fortunatamente i meccanici Autodelta sbagliando strada incrociarono
Pregliasco in difficoltà proprio dove non avrebbero dovuto
esserci. Ripararono il guasto e la Turbodelta vinse! A Ypres,
in Belgio, ci fu il doppio ritiro con Pregliasco subito in testa
ma costretto allo stop per problemi ai freni.Nel rally successivo,
in Polonia, la Turbodelta fu competitiva: 100 chili di peso in
meno, nuovo scambiatore di calore. La vettura era davanti alla
Porsche del pilota spagnolo Zanini. Ma anche qui un problema tecnico:
la rottura di un tubo dell'olio fermò Pregliasco quando
era secondo.Al rally di Madeira, Verini fa una grande gara e sfiora
il successo: è in testa davanti alla 131 Abarth di Vudafieri
ma un’avaria ai freni lo costringe dietro alla Fiat. Un
secondo posto che va stretto.Al "Liburna" Pregliasco
al comando. Poi secondo a un soffio dal fortissimo "Tony",
prima di essere fermato dalla rottura di un semiasse. Poi venne
il Rally di Sanremo, valido per il campionato mondiale, dove la
Turbodelta vinse delle prove speciali davanti a tanti piloti fortissimi
e al fuoriclasse tedesco Walter Rhorl. Così l’Alfa
Romeo dimostrò a tutto il mondo le potenzialità
della sua nuova arma da rally. Ma anche qui le due Turbodelta
si ritirarono: quella di Verini s’incendiò, andando
completamente distrutta, mentre quella di Pregliasco ebbe un’avaria
alla pompa della benzina quando occupava la quarta posizione.Dopo
il Sanremo sembrava che la squadra rally dell’Autodelta
dovesse rafforzarsi per il 1981. Si parlava anche dell’arrivo
di Giorgio Pianta, l’allora direttore sportivo dell’Abarth.Invece,
dopo il terzo posto di Verini e il quinto di Pregliasco a San
Marino, le Turbodelta concludono la loro carriera con un doppio
ritiro al Rally di Monza. Pregliasco, in testa, rompe il motore
e Verini sbatte fuori quando è primo.Poi l’Alfa Romeo,
già impegnata a fondo in F.1, da’ l'annuncio dello
stop ai rally. E la Turbodelta conclude così la sua breve
ma promettente carriera.
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